• Le cellule nervose

  • Sintesi della prima parte del Cap. IV della PARTE II del libro "Psicologia e Formazione". La stima di sé è l’immagine sentita di se stessi come risulta dal rapporto tra io ideale, io attuale e loro componenti. Ogni elemento costitutivo dell’io fornisce una rappresentazione parziale di ciò che è la personalità; sono rappresentazioni affettivo-cognitive: ognuna di essere è associata a cariche affettive che colorano le rappresentazioni con tonalità di dispiacere-piacere. Tali rappresentazioni sono il risultato di investimenti pulsionali: riflettono sempre componenti cognitive ed emotive, con un predominio di queste ultime nei gradi più primitivi di regolazione dell’autostima e un predominio di componenti cognitive con implicazioni affettive ridimenzionate nei gradi più progrediti di regolazione dell’autostima. L’insieme di queste rappresentazioni è sperimentata come stima di sé.

  • Consideriamo gli aspetti strutturali entro cui si situano bisogni, atteggiamenti e valori, cioè “perché” una persona è spinta o attratta da alcuni contenuti o altri. Per struttura intendiamo un sistema che rappresenta le leggi o le proprietà organizzazionali di una totalità vista come tutto. Nel campo psichico, al di là delle modalità di espressine, è possibile individuare strutture dell’uomo in quanto tale, quindi trans-culturali e trans-situazionali: l’uomo non è solo un composto di indefinite tendenze psichiche separate ma le varie manifestazioni di sé sono l’espressione di proprietà organizzazionali o strutture centrali e fondamentali che si possono poi rivestire di un numero infinito di contenuti.

  • Terzo attributo della personalità, i Valori diversamente dai bisogni non spingono la persona ma la attirano ad agire. In questo documento si sintetizza in maniera dettagliata l'argomento. Terzo attributo della personalità, i Valori diversamente dai bisogni non spingono la persona ma la attirano ad agire. Definizione: i valori sono ideali durevoli ed astratti che riguardano sia la condotta attuale che lo scopo finale dell’esistenza. In quanto ideali durevoli si differenziano dai semplici interessi: questi ultimi sono passeggeri, contingenti e soprattutto meno carichi di importanza affettiva. In quanto ideali astratti si differenziano dalle norme perché non dettano una condotta ma uno stile di vita.

  • In questo capitolo ci si pone due interrogativi: 1) Quando l’uomo agisce, da che cosa è spinto o attratto? Quali energie lo motivano? È il problema del “che cosa”, cioè dei contenuti dell’io; 2) Quando l’uomo agisce, perché è spinto o attratto da quei contenuti e non da altri? È il problema del “perché” cioè delle strutture dell’io. Quindi il contenuto dice cosa spinge quella persona, la struttura spiega il perché.

  • Riassunto dettagliato del cap. III di "PSICOLOGIA E FORMAZIONE – Strutture e dinamismi". Mantenendoci sulla linea fenomenologica, vediamo che l’uomo è emozione e ragione ed entrambi interagiscono nel momento della decisione: non ci sono mai decisioni a freddo, fatte solo con il cervello: sempre ci “coinvolgono”, cioè chiamano in causa il nostro io fatto di emozione e ragione. Prima di agire bisogna sperimentare, valutare e giudicare: il processo della decisione inizia sempre con un “volere emotivo” al quale può seguire successivamente il “volere razionale”. Il primo impatto con la realtà è sempre emotivo. Ciò che ci tocca e ci coinvolge viene prima sentito e poi eventualmente ragionato. C’è quindi interazione tra affettività e razionalità.

  • Sintesi del primo capitolo del libro PSICOLOGIA E FORMAZIONE - STRUTTURE E DINAMISMI I tre livelli di coscienza alludono ai diversi modi dell’uomo di essere presente a sé stesso: da un massimo di autoconsapevolezza ad una vigilanza quasi assente. Scopo del capitolo è indicare come l’uomo non sia completamente consapevole dell’intera sua natura. In ognuno di noi esistono avvenimenti passati o bisogni attuali – spesso fortemente significativi – inaccessibili alla nostra consapevolezza che tuttavia ci orientano e ci costituiscono. L’inconscio ci ricorda che l’obbiettività e la libertà umana soffrono di certe limitazioni

  • Un testo molto capillare e chiaro di circa 40 pagine che segue il testo "Diritto Costituzionale". Lo Stato assoluto è la prima forma di Stato dello Stato moderno apparato autoritario separato dalla società e per l'affermazione di un potere sovrano concentrato nella figura del RE o meglio della Corona (distinta dal primo perché impersonale organo dello Stato), titolare sia della funzione legislativa che della funzione esecutiva, mentre il potere giudiziario era esercitato da corti e tribunali formati da giudici nominati dal Re quod principi placuit legis habet vigorem: il re era la fonte primaria del diritto e non incontrava limiti legali (re legibus solutus) L'assolutismo regio si affermò pienamente in Francia, dove la nobiltà feudale fu sottomessa allo Stato. Diversa è stata l'evoluzione di altri paesi in particolare in Inghilterra l'assolutismo si affermò solo parzialmente nel cinquecento, ci furono ostacoli di diversa natura: di tipo sociale, collegati all'alleanza che si formò tra borghesia e quella parte di aristocrazia rurale che aveva saputo trasformare la rendita fondiaria in impresa manifatturiera, e di tipo giuridico riconducibili al peso dei privilegi feudali.

  • Lezione di letteratura russa sul poema epico

  • Lezione di diritto processuale civile sulla tutela di condanna Il contenuto dell'intervento che si può richiedere all'autorità giudiziaria può essere: di accertamento (art. 2909) di natura costitutiva (art. 2908) di condanna. Queste forme esauriscono i possibili contenuti del processo di cognizione, in cui si chiede la verifica della posizione di vantaggio e, conseguentemente, la tutela della stessa; non si tratta dell'unica forma di processo che l'ordinamento conosce.

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