• In quella parte dell'anno da poco iniziato, in cui il sole rafforza i suoi raggi sotto l'Acquario, e presso le notti si dileguano alla metà del giorno, quando la brina ricoprendo il terreno riproduce l'immagine della neve, sua bianca sorella, mala a tempera della sua penna resiste poco; il villanello a cui manca il necessario, si solleva e guarda, e vede tutta la campagna biancheggiare, per cui si percuote l'anca e ritorna in casa, aggirandosi in essa e lamentandosi, come il tapino che non sa come fare; poi torna, e accoglie di nuovo la speranza vedendo il mondo in poco tempo aver cambiato aspetto e prende il suo incastro e spinge al pascolo le pecorelle.

  • "Non aveva finito di esprimere questo suo proposito, che io vidi non molto lontani i diavoli venire verso di noi con le ali tese per prenderci. La mia guida mi prese rapidamente come la madre che è destata dal rumore e vede accanto a sé le fiamme accese, prende il figlio e, avendo cura di lui più che di sé, non si ferma neppure per rivestirsi almeno di una camicia; così si lasciò scivolare supino dal collo della rocciosa rupe inclinata, che designa il limite tra le due bolge. L'acqua non corse mai per un cunicolo a far muovere la ruota di un mulino sulla terra, nel punto in cui essa si avvicina più alle pale della ruota, con la stessa velocità con cui il mio maestro discese per quella sponda, stringendomi sul suo petto, proprio come un figlio e non come un compagno. "

  • Il canto è dominato dalla massa in rossa e bestiale dei demoni, che, oltre a presentarsi in tutta la loro raccapricciante bruttezza, ci mostrano una malvagità raffinate maliziosa simile a quella dei barattieri in terra che furono diabolici nelle loro arte rivolte ad estorcere a proprio beneficio le cose pubbliche.

  • Si dice che questo canto abbia come scopo principale la riabilitazione di Virgilio che il medioevo aveva immaginato come un mago: Virgilio della IV egloga non si affida alla magia nera quando vede imminente il sorgere di una nuova era due egli quindi come quei profeti della Bibbia che annunciano l'era messianica senza ricorrere alla magia.

  • L'ottavo cerchio si divide in 10 bolge, degradanti e unite fra loro da ponticelli di pietra che si raccordano, come raggi di una ruota, intorno al pozzo dei giganti che separa l'ottavo dal nonno cerchio. Deposti dalla schiena di Gerione, i poeti voltano a sinistra nella prima bolgia dove sono puniti ruffiani seduttori che, in direzioni opposte, camminano staffilati da diavoli.

  • Siamo nella terza bolgia, quella dei simoniaci, così chiamati da Simone mago che tentò di ottenere da San Pietro, con denaro, il potere di amministrare i sacramenti, ma venne maledetto dall'apostolo.

  • Canto molto vario e vivace, la fantasia di Dante si manifesta nei sui stupendi dinamismo e freschezza, prima nel descrivere il mostro, poi nel rappresentarci le varie sensazioni provate durante il volo sulle squadracce della bestia. In effetti quest'ultima è impressionante ed enigmatica, fedele nel rappresentare la frode. Ancora una volta è eccellente l'applicazione della legge del contrappasso: immobili come sedettero in terra esercitando l'usura, questi dannati siedono ora contemplando la borsa che è simbolo della loro turpe attività terrena.

  • Questo canto offre taluni spunti di contatto con quello precedente, in quanto contiene l'espressione di sentimenti di stati d'animo del poeta. Ma mentre nel canto XV è stato esternato l'affetto filiale riconoscente per il buon maestro Brunetto, gli è manifestata la stima l'ammirazione per uomini Prodi appartenenti alla sana e onesta generazione precedente. Analogamente all'invettiva di Brunetto contro le bestie di Fiesole, ingiuste nei confronti di Dante, corrisponde quell'invettiva rapida e ardente contro gli uomini nuovi che hanno provocato un'arroganza e una sfrenatezza di cui Firenze avverte già le dolorose conseguenze. Si può dire quindi che al centro dell'interesse del poeta in questo canto, come in tanti altri, sia la patria lontana e corrotta, ma non per questo meno amata nell'intimo di Dante.

  • Brunetto Latini, notaio, uomo politico, letterato tra i più illustri del nostro 200, conoscitore della letteratura francese da cui ebbe ispirazioni per il suo tesoro, condotto sul modello delle enciclopedie tanto care al medioevo, in particolare, su quella del celebre Roman de Rose è posto tra i sodomiti del settimo cerchio, non perché avesse peccato contro natura in senso carnale, ma perché il suo ben far fu diretto la fama terrena, volgendo la sua sapienza scopi puramente materiali: volle, insomma, procurarsi l'immortalità non con lo sguardo rivolto verso Dio ma con l'anno che, per Dante è come l'erba che al mattino fiorisce e alla sera secca.

  • Simbolo della violenza inconsulta, il minotauro, alla vista dei poeti, comincia mordersi, ma Virgilio gli ordina di allontanarsi; gli ricorda che Dante non è Perseo che gli diede la morte per mano di Arianna; Dante è un pellegrino venuto dal mondo per osservare le pene dei dannati.

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