• <<Sull'orlo di un alto pendio formato da grandi massi spaccati, disposti in cerchio, venimmo su una folla di anime più crudelmente tormentate; e qui a causa del ripugnante eccesso di tanfo che gettava il profondo abisso, ci accostammo, indietreggiando, ad un coperchio di una grande tomba, sulla quale v'era una scritta che diceva: "guardo il Papa Anastasio, che Fotino fece deviare dalla retta fede.>>

  • Il canto X è comunemente indicato come il canto di Farinata: in esso la figura del ghibellino domina veramente con la forza drammatica che si sprigiona dalla sua potente personalità. Il dramma di quest'anima, combattuto fra l'amore per la sua città dell'odio di parte che lo pone contro di essa, è quello stesso del poeta.

  • Siamo nel girone secondo il settimo cerchio, nel bosco dei suicidi, più selvaggio della Maremma toscana abitata dai cinghiali; privo di sentieri, le foglie degli alberi sono di colore nerastro, contorti e nodosi i rami; avvelenati i frutti.

  • Dante, si avvia all'orlo del terzo girone del settimo cerchio. Vi sono tre diversi tipi di peccatori: i bestemmiatori sono supini, immobili a terra; gli usurari sono accoccolati, seduti; camminano, senza posa i sodomiti: su tutti scendono le lingue di fuoco, simili a falde di neve che quando non soffia il vento cade uguale sui monti.

  • L'allegoria è profuso a piene mani in questo canto: e lo stesso Dante che ci invita a scorgere il significato nascosto sotto il velo dei resti strani. La rappresentazione dei simboli, però, non è disgiunta da quel tono è da quel vigore realistico per cui lei immagino le scene dipinte, scolpite nella fantasia del poeta si trasfondono nella nostra con immediata chiarezza e potente suggestione. Ma tutto ciò non è fine a se stesso. Al motivo descritto si aggiunge, intersecandolo e integrandolo, quello psicologico che crea uno svolgimento drammatico potentemente unitario. A questo svolgimento, al animarsi della scena tragica, turbinosa, bisogna costantemente tenere fisso lo sguardo se si vuole cogliere tutta la poesia di questo episodio. La poesia però non si accentra in punti particolari precisi ma romana da tutto il canto quasi come qualcosa di inafferrabile che trova il suo motivo di essere nel dramma eternamente insolubile determinato dalla lotta tra le forze del bene e del male.

  • Nei canti precedenti ci sono apparsi taluni atteggiamenti di Dante uomo: dall'ammirazione per i grandi spiriti dell'antichità alla vita per Francesca, dal disprezzo per gli ignari e alla compassione per Ciacco; in questo canto ne appare uno nuovo: l'odio, cui si unisce un disprezzo e inaudito per un singolo personaggio: Filippo Argenti. E tutta la parte centrale del canto è espressione di questo sentimento, che si esterna prima nelle parole di Dante poi in quelli di Virgilio, e infine il comportamento ostile delle altre anime che, con la loro violenza spietata nei confronti di un compagno di pena, diventano strumento della giustizia divina insieme, della vendita di Dante. Nell'ultima parte del canto non minor efficacia presenta la descrizione del rapido susseguirsi dei vari momenti dell'opposizione dei demoni, il loro breve colloquio con Virgilio, l'ansiosa attesa di Dante, il ritorno amareggiato del maestro.

  • Si dice che questo canto sia privo di protagonista, dominato da masse senza volto, ricco di movimenti tumultuosi, echeggiante di strepito, di ingiuria che si scagliano ad ogni incontro le anime condannate all'eterna vana fatica di Sisifo. E il cerchio più popolato, perché in esso si punisce il peccato più diffuso tra gli uomini: l'avarizia. Dante non ha potuto conquistare la cima del colle all'inizio del suo viaggio, perché impedito dalla lupa e dell'avarizia simbolo. Qui non può farsi spazio alla pietà che è sorta per i dannati che ha incontrato precedentemente: il protagonista fosse è proprio la folla, la massa che non merita empatia in questo peccato o forse il protagonista e Dante che non si stanca di indicare un cammino all'umanità aberrante.

  • È efficace la rappresentazione del luogo della pena orribile fastidiosa, applicata secondo la legge del contrappasso. I golosi che godettero di ogni delizia dei sensi sonore emesse nel fango fetido, infastiditi dalla pioggia dai latrati e, in più lacerati dal demonio. La pena dei golosi è una pioggia eterna che li colpisce nella trasparenza della legge del contrappasso: il fango in contrapposizione al profumo e alla bontà dei banchetti; ma anche il latrato del demone custode che ferisce l'udito invita tanto accarezzato dal diretto della musica nei banchetti. Anche la vista e offesa dall'immondo spettacolo degli infangati e il tatto rabbrividisce all'opera assidua di cerbero che con gli artigli grazie a scortica e squarta.

  • Signora colta, gentile è Francesca: vissuta in una società elegante che tale linguaggio dei personaggi della cavalleria e della lirica cortese e sta rivolgersi a Dante con la grazia che le abituali: lei e suo compagno hanno perduto la bellezza solo la vicinanza di Dio può conferire ma non hanno perduto la nobiltà che di per sé conferisce l'amore, che per quanto terreno e mal impiegato, resta l'unica cosa che ci fa assomigliare a Dio.

  • L'intero canto ha spesso il tono dell'inno intonato alla supremazia dell'ingegno; all'inappagata brama di conoscenza, significare ricerca di virtù di verità che si identificano con Dio che, però, non si è rivelato, e di qui, la vena malinconica che fascia il cerchio i personaggi che nulla perdono della loro virile, eroica compostezza; conferisce, anzi, ad essi una solenne calma sacerdotale.

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