• Un eccellente strumento di lavoro per approcciarsi allo studio e all'analisi del Purgatorio Dantesco: l'indice di tutti i personaggi di questa straordinaria opera.

  • Il canto è dominato dall'orribile e smisurata figura di Lucifero. In un'atmosfera da incubo, in cui tace ogni apparenza di vita e gli stessi dannati sono interamente confitti nel ghiaccio in una silenziosa immobilità, si erge l'immane e mostruosa mole dello spirito del male. Tuttavia la figura di Lucifero non riesce a raggiungere un pieno valore poetico: si nota che l'idea della mole smisurata è suggerita piuttosto dall'atmosfera di tormentoso sgomento e da precisazioni approssimative, che da una rigorosa adeguata rappresentazione plastica.

  • Alza la testa dal fiero pasto, il conte Ugolino, lo pulisce con i capelli del capo di cui aveva già corrotto la nuca e inizia il truce racconto della sua storia che gli procurerà un nuovo dolore, ma getterà infamia sulla traditore che sta rodendo. È il conte Ugolino della Gerardesca, il dannato che sfoga la sua ira implacabile sull'arcivescovo Ruggieri, capo dei ghibellini di Pisa, dal quale, ingannato, fu messo in prigione e fatto morire di fame, insieme a due figli e a due nipoti.

  • La materia di questo canto ha inizio con una lunga similitudine che mira a rendere più chiara l'idea del orribile spettacolo dei dannati affetti da malattie che li fanno soffrire e li deturpano. L'impressione dell'orrido si attenua però, quando l'attenzione del poeta si concentra su due dannati che, appoggiati l'uno all'altro come due figlie, si grattano freneticamente come un mozzo di stalla o un servo che abbiano fretta di compiere il loro lavoro di striglia. E anche se uno dei due parla e piange, domina in questa seconda parte del canto un senso di grottesco.

  • Lasciata la 10ª bolgia, i poeti voltano verso il centro dove emerge il muraglione del pozzo dei giganti; una luce fioca, che non è tenebra notturna, ma nemmeno luce diurna, consente all'orecchio di spingersi un po' avanti; risuona, più fortemente del tuono, un corno, e Dante pensa alla famosa rotta di Roncisvalle, quando il morente paladino Orlando, col suo olifante, pensò di avvertire al di là dei Pirenei, l'imperatore Carlo Magno, dell'imboscata tesa dai Mori, per il tradimento di Gano di Maganza.

  • Nessun particolare personaggio salta all'attenzione del canto: anche quelli che intervengono direttamente, come Maometto, o quelli che sono presentati da altri, come Alì, servono a rendere più orrido il quadro d'insieme che Dante vuole offrire al lettore. In effetti l'elemento artistico dominante proprio la rappresentazione dell'orribile, anticipata da un lungo paragone ed è seguita poi con l'accenno a taluni particolari e con l'uso di immagini ributtevoli. Si spiega la cura del poeta nell'assegnare a questa categoria di dannati una tale pena, se si considera quanto gravi foreste, anche per esperienza personale, Dante giudicasse le conseguenze della loro azione.

  • In quella parte dell'anno da poco iniziato, in cui il sole rafforza i suoi raggi sotto l'Acquario, e presso le notti si dileguano alla metà del giorno, quando la brina ricoprendo il terreno riproduce l'immagine della neve, sua bianca sorella, mala a tempera della sua penna resiste poco; il villanello a cui manca il necessario, si solleva e guarda, e vede tutta la campagna biancheggiare, per cui si percuote l'anca e ritorna in casa, aggirandosi in essa e lamentandosi, come il tapino che non sa come fare; poi torna, e accoglie di nuovo la speranza vedendo il mondo in poco tempo aver cambiato aspetto e prende il suo incastro e spinge al pascolo le pecorelle.

  • "Non aveva finito di esprimere questo suo proposito, che io vidi non molto lontani i diavoli venire verso di noi con le ali tese per prenderci. La mia guida mi prese rapidamente come la madre che è destata dal rumore e vede accanto a sé le fiamme accese, prende il figlio e, avendo cura di lui più che di sé, non si ferma neppure per rivestirsi almeno di una camicia; così si lasciò scivolare supino dal collo della rocciosa rupe inclinata, che designa il limite tra le due bolge. L'acqua non corse mai per un cunicolo a far muovere la ruota di un mulino sulla terra, nel punto in cui essa si avvicina più alle pale della ruota, con la stessa velocità con cui il mio maestro discese per quella sponda, stringendomi sul suo petto, proprio come un figlio e non come un compagno. "

  • Il canto è dominato dalla massa in rossa e bestiale dei demoni, che, oltre a presentarsi in tutta la loro raccapricciante bruttezza, ci mostrano una malvagità raffinate maliziosa simile a quella dei barattieri in terra che furono diabolici nelle loro arte rivolte ad estorcere a proprio beneficio le cose pubbliche.

  • Si dice che questo canto abbia come scopo principale la riabilitazione di Virgilio che il medioevo aveva immaginato come un mago: Virgilio della IV egloga non si affida alla magia nera quando vede imminente il sorgere di una nuova era due egli quindi come quei profeti della Bibbia che annunciano l'era messianica senza ricorrere alla magia.

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