• Qualsiasi processo di comunicazione ha bisogno di un emittente che produca un messaggio e lo codifichi, facendo uscire un segnale fisico che viaggia e si propaga attraverso il canale della comunicazione. La comunicazione è quel ponte che favorisce la condivisione e crea le premesse per una vita intersoggettiva : in base ad essa si costruiscono e si sviluppano le relazioni umane. Quando questo concetto viene trasferito ai media, il significato cambia e va collocato in un contesto storico-culturale-economico. La comunicazione è prodotto e produzione di una società ma bisogna partire dalla comunicazione primaria: e la prima comunicazione avviene con noi stessi. Anche il silenzio e la riflessione sono una forma di comunicazione

  • L'etica deriva dal greco antico εθος (o ήθος), èthos, "carattere", "comportamento", "costume", "consuetudine Vengono usati indistintamente “etica” e “morale” poiché i due termini greci trovano nella lingua latina un unico corrispondente in: moris (morale) Sebbene essi spesso siano usati come sinonimi, si preferisce l'uso del termine 'morale' per indicare l'assieme di valori, norme e costumi di un individuo o di un determinato gruppo umano. Non sono mancati i tentativi in filosofia di evitare questa ambiguità, e così per indicare la riflessione filosofica che ha per oggetto l’ambito dei comportamenti umani vengono utilizzate le espressioni filosofia morale e etica filosofica.

  • Possiamo individuare 4 modelli di etica della comunicazione ai quali è poi possibile aggiungerne un quinto. Si tratta di paradigmi che si collegano non solamente a particolari concezioni di ciò che s’intende bene in ambito comunicativo ma anche ad un’idea di come si configura l’atto stesso del comunicare. Ogni modello presentato troverà negli altri la condizione del suo effettivo approfondimento. La tesi per cui comunicare significa creare uno spazio comune sarà l’idea guida alla quale rimandano tutti i paradigmi; l’idea che consente di rispondere alle domande che si pongono sia la deontologia professionale, sia l’etica della comunicazione propriamente detta.

  • Nell’ambito delle etiche applicate rientra anche l’etica della comunicazione. Disciplina sorta nella seconda metà del novecento. Di un’etica della comunicazione abbiamo davvero bisogno. Viviamo infatti in una situazione di overdose comunicativa. Manca a noi, come fruitori della comunicazione, la capacità di orientarci, di operare una selezione, di trovare un senso ai meccanismi della comunicazione L’etica della comunicazione è la disciplina che individua, approfondisce e giustifica quelle nozioni morali e quei principi di comportamento che sono all’opera nell’agire comunicativo, e che motiva l’assunzione dei comportamenti da essa stabiliti.

  • Nella nostra società cresce sempre più l’esigenza etica che sorge da un lato nei confronti dei linguaggi giornalistici, e dall’altro entro queste dimensioni comunicative. La prima riguarda tutti quelli che si rapportano all’agire comunicativo , la seconda interessa coloro che operano nei media. L’etica della parola è chiamata a gestire quei fraintendimenti che possono avvenire nello spazio comune aperto dalla fiducia e dalla credibilità. Si è responsabili nei confronti di ciò che diciamo, che scriviamo. L’etica della scrittura è la capacita di individuare i modi in cui il legame della comunità della comunicazione si propone ai vari livelli di mediazione messi in opera dalla presenza del segno scritto (intermediario tra gli interlocutori). esiste anche l'etica legata ai media come la televisione e ad internet.

  • Bios = vita in tutti i sensi + Etos = norma, usanza, abitudine. È lo studio sistematico( scientifico ed organico) delle dimensioni morali delle scienze della vita e della cura della salute . Disciplina che studia i problemi per la migliore sopravvivenza dell’uomo nel presente e nel futuro che fa da ponte tra medicina, filosofia ed etica .Pone al centro della sua riflessione la dignità dell’uomo e la ricerca del suo autentico bene

  • Questo libro riporta gli interventi di due dei più significativi intellettuali in ambito internazionale, Ratzinger e Habermas, figure di riferimento rispettivamente del pensiero cattolico e laico, nel corso di un incontro del 19 gennaio 2004 all'Accademia Cattolica di Monaco.