• L'insegnamento di questo canto non è nella vana speranza che le cose cambino, e nemmeno la critica sterile di un sistema corrotto: questo canto invita ognuno di noi a fare come gli esempi nobili di chi ci ha preceduto, l'esempio di chi ha posto il proprio ingegno a fare il bene, un bene concreto, il bene civile. In fin dei conti, non c'è colpa abbastanza personale, intima e privata, che non riguardi tutti, non c'è colpa che, per quanto possa sembrare eticamente accettabile, smetta di essere colpa: Ciacco, goloso, ne è l’esempio.

  • È efficace la rappresentazione del luogo della pena orribile fastidiosa, applicata secondo la legge del contrappasso. I golosi che godettero di ogni delizia dei sensi sonore emesse nel fango fetido, infastiditi dalla pioggia dai latrati e, in più lacerati dal demonio. La pena dei golosi è una pioggia eterna che li colpisce nella trasparenza della legge del contrappasso: il fango in contrapposizione al profumo e alla bontà dei banchetti; ma anche il latrato del demone custode che ferisce l'udito invita tanto accarezzato dal diretto della musica nei banchetti. Anche la vista e offesa dall'immondo spettacolo degli infangati e il tatto rabbrividisce all'opera assidua di cerbero che con gli artigli grazie a scortica e squarta.

  • Il canto VI (e terzo cerchio) vede Dante risvegliarsi (dopo lo svenimento del canto precedente) in mezzo ai peccatori di gola. Cade su di essi una pioggia putrida, accompagnata da neve e grandine; il terreno è trasformato in una fetida poltiglia, in cui i golosi si rotolano come maiali nel trogolo (il contrappasso qui è lampante).