• Generalità e metodiche per lavorare in laboratorio con acidi nucleici

  • L’ingegneria genetica (più propriamente tecnologie del DNA ricombinante) è un insieme di tecniche (biotecnologia) che ha l’obiettivo di inserire, eliminare, inattivare o modificare geni all’interno di un organismo, producendo organismi geneticamente modificati (OGM). Il termine ‘OGM’ è improprio da un punto di vista biologico in quanto tutti gli organismi caratterizzati da riproduzione sessuata sono, a rigor di termini, geneticamente modificati (nessun individuo è uguale ai propri genitori e nemmeno ai propri fratelli).

  • Una delle principali applicazioni delle tecniche di ingegneria genetica nel campo farmacologico consiste nella produzione di farmaci costituiti da proteine naturali. L'insulina, l'eritropoietina, la somatotropina sono proteine prodotte normalmente dall'organismo umano, ma assenti o insufficienti a causa di alcune malattie: tali malattie sono curate con le proteine mancanti, che diventano veri e propri farmaci.

  • Per poter manipolare un gene è necessario CLONARLO: isolarlo, purificarlo e farlo esprimere (ovvero tradurlo in un sistema più comprensibile per l’operatore). Gli strumenti dell’ingegneria genetica sono: - Vettori di clonaggio (utilizzati per portare le sequenze di DNA in batteri ricettivi e per amplificare la sequenza desiderata) sono i plasmidi. Servono per inserire DNA esogeno al loro interno e al tempo stesso essere in grado di replicarsi nella cellula ospite. I vettori plasmidici sono pUC, pBR 322, pGEM e sono formatida circa 20 Kb; i batteriofagi, come lambda, costituiti da circa 25 Kb; cosmidici costituiti fino a 45 Kb.