• L’io dalle esperienze di socializzazione ricava immagini di differenza e disuguaglianza che poi usa nella vita relazionale, stabilendo vicinanze e lontananze che esprimono sentimenti di appartenenza e il bisogno di salvaguardare il proprio diritto alla differenza. Nelle situazioni sociali nella relazione con l’alterità, l’interrogativo si sposta non più sulla disuguaglianza in “ che cosa” ma “per chi”, sia in esso un individuo, un gruppo o una comunità. Su tutti i fattori agiscono le rappresentazioni collettive offerte dai mezzi di comunicazione di massa, quali amplificatori di tendenze in atto e di immagini della realtà. La differenza si inserisce nei processi di costruzione della realtà. Ma l’espressione “ costruzione sociale della differenza” non può trasformarsi in una modalità di analisi che chiude il senso con tale interpretazione.

  • Durkheim fornisce la prima spiegazione sociologica del tempo, ne riconosce la natura fattuale e afferma l’idea chiave che un calendario garantisce ordine e regolarità. La riflessione temporale percorre l’analisi sociologica da quando esce dai binari del progetto comtiano di porsi come esperienza conoscitiva totalizzante e passa con Durkheim dallo studio della società come realtà monolitica a quello delle società come forme diverse di interazione su valori condivisi Si sposta ai fenomeni di costruzione della vita soggettiva che viene vista non come un’unità globale, ma come insieme di azioni e processi che costruiscono fatti e rappresentazioni. Attraverso il paradosso dei fatti sociali fa vedere i processi creativi con cui le individualità si inseriscono nel fatto e danno vita al momento istituzionale.

  • La realtà è un obbligo e è lontana dal mondo delle illusioni. Intende convincere il lettore del perché convenga prendere le distanze dall’infinito e sterile gioco dell’ermeneutica e dalle sue illusioni. Il realista non si limita a dire che la realtà esiste ma anche che non è vero che essere e sapere si equivalgono anzi tra ontologia e epistemologia ci sono molte differenze. È indubbio che ci rapportiamo al mondo con schemi concettuali, ma questo non significa che il mondo sia determinato da loro. Non bisogna confondere ontologia e epistemologia , altrimenti vale il non ci sono fatti ma solo interpretazioni. ONTOLOGIA  non è quello che c’è ma il discorso su quello che c’è. Quindi c’è sempre un po’ di epistemologia nell’ontologia e viceversa. EPISTEMOLOGIA  esercita una funzione ricostruttiva limitandosi a prendere atto di qualcosa che esiste indipendentemente dal sapere.